Kafka e la bambola viaggiatrice: una favola al di là del tempo

bambola

Avete mai letto “Kafka e la bambola viaggiatrice“?
Un centinaio di pagine o poco più che vi trasporteranno nella magica esperienza di Elsie, la bambina che ritrovò il sorriso grazie alle lettere di Kafka dopo aver perso la sua bambola Brigida.

Una storia vera, una delle ultime opere dello scrittore prima della morte.

Mi è capitato l’altra sera di vedere la rappresentazione teatrale del libro, bravissimi gli attori e originale la messa in scena. Mascherina e distanziamento, un periodo difficile per il teatro, un periodo difficile per tutti, ma forse ora più che mai abbiamo bisogno di fantasticare e viaggiare con l’immaginazione verso luoghi che fisicamente non possiamo raggiungere.

A volte mi capita a teatro di chiudere gli occhi e iniziare a vagare tra mille pensieri, con la voce di sottofondo degli attori. Le loro parole mi trasportano altrove, poi ritorno, poi mi perdo, ancora e ancora.

C’è una panchina in mezzo alla scena, con delle foglie sparse a terra e una bambina di pezza seduta sulla panchina. Una marionetta resa viva da una bravissima attrice.
A volte nei silenzi anche lei si perde, ci perdiamo.
Fissiamo un punto.
Siamo incredibilmente finte.
Siamo incredibilmente vere.

Elsie è al parco che piange disperatamente quando Kafka le si avvicina:

“Ho smarrito la mia bambola”
“La tua bambola è partita per una viaggio…”
“Per un viaggio? E tu chi sei?”
“Io sono il Postino delle Bambole e domani ti porterò la lettera di Brigida”.

Così Elsie e Kafka iniziano ad incontrarsi ogni giorno al parco e ogni giorno lo scrittore porta alla bambina una nuova lettera e gliela legge.

Lentamente Brigida si trasforma in una piccola coraggiosa viaggiatrice: Londra, Parigi, la Tanzania, colori, profumi emozioni.

L’assurdità più colossale dipende dalla sincerità con cui la si racconta.

Dopo 17 lettere lo scrittore si rende conto che non può continuare all’infinito e così decide di trovare un finale alla messa in scena escogitata per far smettere di piangere Elsie. Una bambina sconosciuta incontrata casualmente in un parco.

Come finirà la storia? Cosa succederà a Brigida? Lei si innamorerà e felice della sua nuova vita non tornerà più.
Ecco il verdetto.

Elsie è felice per la sua bambola, ringrazia Kafka e lo saluta. Ha smesso di piangere, è fiera di Brigida. Il cerchio si è chiuso.

Una storia che nella sua semplicità fa sognare ad acchi aperti e ci insegna a superare il dolore del distacco.

Un giorno, quando smetterò di scriverti ’ » […] « ’ entrambe sapremo che l’una senza l’altra non saremmo potute arrivare tanto lontano. Ognuna di noi vivrà nella memoria dell’altra, e questa è l’eternità, Elsi, perché il tempo non esiste al di là dell’amore. So che hai pianto quando me ne sono andata. Ma voglio che tu rida e canti e pensi sempre che il futuro non è un problema da risolvere, ma un mistero da scoprire.

Il futuro è un mistero, basta lasciarsi andare e non aver paura. Il distacco è solo fisico. Viviamo nella memoria e custodiamo tesori che mai svaniranno.


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One thought on “Kafka e la bambola viaggiatrice: una favola al di là del tempo”

  1. Gianni Rodari diceva che sbagliando si inventa. Nonostante i nostri errori quindi, il futuro può sempre sorprenderci. Non dobbiamo scordare le nostre cicatrici, ma ricordarci soprattutto delle pillole di…felicità…che gli amori finiti ci hanno regalato.

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Sara

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