Nessun altro poteva meglio descrivere il periodo storico che stiamo vivendo. Il monologo sulla felicità di Stefano Massini

Stafano Massini destreggiandosi abilmente tra citazioni, metafore e allegorie, trasmette attraverso questo monologo un concentrato di emozioni.

Le emozioni di chi sta soffrendo, ma non si arrende. Di chi non si lascia sopraffare dalla negatività, bensì cerca uno spiraglio, un’uscita, un pensiero positivo alla quale aggrapparsi.

Vi consiglio assolutamente di vederlo —> Monologo sulla felicità

Questa Pandemia che da mesi sta condizionando la nostra vita è un qualcosa di nuovo e inaspettato che come un tornado ci sta sconvolgendo le vite ponendoci di fronte a un mondo diverso da quello nella quale abbiamo sempre vissuto.

Alcuni settori sono stati solamente sfiorati, altri ne hanno tratto addirittura vantaggi, ma la maggior parte ne sono rimasti gravemente feriti, mutilati, uccisi.

Il settore dello spettacolo purtroppo è uno di quelli.
Teatri chiusi chissà fino a quando.
Concerti rimandati a un futuro non ben definito.

Come dice Stefano nel suo monologo è un pò come risvegliarsi da un sonno decennale: “Il mondo che trova al risveglio non lo riconosce più”

Perché la felicità non è fare cose felici.
La felicità non è fare cose ganze.
La felicità è il progetto della felicità.
Questo rende felice l’essere umano, il progetto della propria felicità ed è questo che ci è stato tolto dal Coronavirus, la possibilità di progettare, la possibilità di dire:
“Fra un mese vado a farmi un giro con la macchina in Europa”
La possibilità di dire:
“Fra un mese me ne vado al mare e faccio un barbecue con gli amici”
La possibilità di progettare la propria felicità ci è stata tolta e aveva ragione Renard quando diceva:
Se la felicità fosse una casa, la stanza più grande sarebbe la sala d’aspetto

Aveva ragione perché la felicità è attesa.
La felicità è costruzione di cose belle, più che viverle.

Il punto caro Coronavirus però è che vedi, fra i tanti scrittori che ho citato stasera, ce n’è uno, il mio preferito Borges che diceva:
Un solo compromesso che noi possiamo prendere è veramente terribile ed è il compromesso che prendiamo con la nostra infelicità”
Ecco, io non sono disposto a venire a patti con l’infelicità, non sono disposto a dire va bene perchè potrebbe andare anche peggio.

No.

Io voglio che le cose vadano meglio e voglio ambire al meglio e voglio ambire ad essere felice e a godermela la vita perchè c’ho solo quella.
Quindi caro Coronavirus mi dispiace, ma questa mia voglia di bello, di felicità e di star bene, è l’unica cosa che non puoi contagiare e scordati che io te la lasci.

Ciao”

E ci auguriamo di tutto cuore che passi velocemente e che l’arte possa rifiorire più rigogliosa che mai e che tutti nostri progetti possano trovare una loro realizzazione….

 

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Sara

Ci sono luoghi magici, luoghi nella quale ti senti bene, luoghi che ti rendono felice, emozionandoti e facendoti sentire vivo. Per me quel luogo è il Teatro

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