Scusate non l’avevo messo in conto.
Non avevo messo in conto che proprio nel momento in cui stavo per rientrare in Italia, la veloce e inaspettata diffusione di un virus mi avrebbe trattenuta qua.
Scusate, davvero, non l’avevo previsto.
Pensare che da buona ansiosa sono spesso catastrofica, ma fino a questo punto non ci sarei potuta arrivare.

La vita ci sta costringendo a stare fermi,
a riflettere
a osservare e ad ascoltare.
Molti di noi, come me in questo momento sono lontani dai propri cari, molti stanno combattendo, altri purtroppo soffrono.

Ognuno reagisce in modo diverso e poi c’è anche chi non reagisce.

L’ho conosciuto due settimane prima che mi dicessero che non potevo tornare in Italia. L’ho subito avvisato:
“Guarda che me ne andrò”.
“No, non te ne andrai”.

Aveva ragione.
Sono ancora qua, chiusa nel mio appartamento in smartworking.
Passo ore su whatsapp in video chiamata.
Sento l’irrefrenabile bisogno di abbracciare mia mamma, mio papà, il mio fratellino, i miei amici. Non posso.

Sono in Italia, rinchiusi, spaventati, un pò tristi, ma ironizzano e sorridono nelle video chiamate.
Mai nella mia vita ho sentito il bisogno così prorompente di abbracciare le persone. A me che il contatto fisico pure m’infastidisce.

A lui dò tutti gli abbracci che vorrei dare a coloro che sono lontani.
Con lui verso le lacrime di una bambina di fronte al regalo di un libro in italiano.
Passa a salutarmi prima di andare al lavoro: mi porta la mascherina…e i guanti.
“Take care of yourself”.
“You too”.
kalinikta” (Buonotte).
L’amore ai tempi del coronavirus.

Un timido sorriso, gli occhi lucidi e un pò di sano romantico imbarazzo ad illuminare questo momento storico che finirà sui libri e diventerà il racconto tormentone ai nostri nipoti.
Ho la perenne sensazione di vivere in un film.
A tratti mi sento come uno spettatore confuso e disorientato, per poi calarmi in un personaggio di “L’amore ai tempi del colera“.

Non sono più cinica, non sono più disillusa, domani compio 38 anni e dentro di me vorrei piangere per poi scoppiare in una fragorosa risata mentre mi guardo allo specchio e penso: “Ma davvero?”.

Sì davvero.
Non è un film.
Ecco l’autocertificazione che mi autorizza ad andargli a dare un abbraccio.

kalinikta.

 

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