Sono le 10 di sera.
Mi guardo attorno un pò spaesata, un indirizzo salvato con uno screenshot sul cellulare. Wi-fi debole e la stanchezza di chi ha viaggiato per 8 ore.

“Se non chiedo a qualcuno finisce che mi passo la notte su una panchina. 3° sotto lo pioggia. Non è il caso.”

Mi avvicino ad un ostello.
Un ragazzo senegalese si affaccia alla reception in pantaloncini infradito e maglietta maniche corte.
Lo squadro con gli occhi sgranati, ma la stanchezza è troppa per non affidarsi al primo soccorritore.

“Dove devi andare?”
“Ho due indirizzi, uno dove ritirare le chiavi e l’altro dell’appartamento”.
“Ok, seguimi”

Attraversiamo assieme una piazza illuminata con le decorazioni natalizie. In 15 minuti mi ritrovo di fronte alla porta del mio appartamento.
“Grazie mille!” Come welcome non si può pretendere di meglio.
Sono a Galway da solo mezz’ora e già mi sento a casa.

Apro la porta dell’appartamento ed ecco una nuova sorpresa, un uomo sulla cinquantina spagnolo mi accoglie presentandosi in inglese con lo spiccatissimo accento spagnolo.
“Piacere, Javi, di Barcellona”
“Piacere mio, Sara sono italiana”
Mi osserva sorridendo, mentre mi guardo attorno incuriosita e inizia a mostrarmi la casa.
“Questa è la tua stanza, immagino che tu sia stanca”
Sì, lo sono.

Da due notti non dormivo, un pò per l’agitazione di tutto quello che stava per succedere, mille pensieri, negativi e positivi che si attanagliavano nella mente da circa una settimana.
“Ciao Javi, grazie sei stato molto gentile, ma se non ti dispiace andrei a dormire, ci vediamo domani”

Javi mi mette subito mio agio. Non avrei mai immaginato di condividere l’appartamento con un uomo della sua età, mi aspettavo forse una ragazza come me, ma a parte la sorpresa iniziale, posso ammettere ora che è stato uno dei migliori coinquilini che abbia avuto!

Chiudo la porta e mi affaccio alla finestra della camera.
Sono a pochi passi dal mare.
Lontana dalla mia città, dalla mia vita.

Ripenso al momento in cui ho firmato le dimissioni.
Al momento in cui ho litigato col ragazzo che frequentavo.
Al momento in cui ho acquistato la prima valigia rigida da stiva.

Mi butto a letto e inizio a fissare il soffitto immersa in questo turbine di ricordi più o meno recenti che pian piano si dileguano lasciando spazio ad un timido sorriso.
“L’ho fatto davvero”

 

 

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