Se fossi stata più coraggiosa avrei scalato l’Everest con una gamba sola.
Se fossi stata più bella avrei fatto la modella.
Se fossi stata più intelligente avrei vinto un Nobel.

Se, se, se.

Un’infinità di “se” e di condizionali che aleggiano tra i meandri dell’immaginazione poco fervida di chi si sente a volte vuoto, confuso.

Se fossi un alimento sarei un chicco di riso thai.
Se fossi un pianeta sarei Nettuno.
Se fossi una nota sarei un Sol.
Se fossi una pianta sarei basilico.
Se fossi una forma geometrica sarei un cerchio.

Senza i “se” cosa rimane?

Rimane la voglia e la gioia di essere semplicemente quello che si è.
Con le proprie insicurezze, con quel pizzico di saltuaria malinconia mista a presunzione.

Se potessi avere un super potere, sceglierei di essere invisibile.
Se potessi teletrasportarmi vorrei risvegliarmi in un’altra galassia.
Se potessi cambiare qualcosa del mio passato, rinascerei altrove.

Se potessi dire “No” quando mi va.
Se potessi essere più istintiva.
Se potessi lasciarmi andare completamente, sentirmi libera, fregarmene.

Allora sarei felice?

 

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