A che brindiamo?
Brindiamo al tuo suicidio!

“Brindo a questo disastro di donna, però se nel disastro in qualche modo mi sono salvata è perché fin da bambina ho cominciato a volermi un gran bene.

Io mi amavo, mi adoravo, mi piacevo.
Nooo, non è come pensi tu, non ero una bambina sciocca e vanitosa.
Non mi sentivo la più carina della classe, no, mi amavo, è diverso.
E amavo tutto di me, anche le sette troppo grosse quando andavano di moda le magre, anche i brufoli che ti spuntano, porca miseria proprio l’estate che hai trovato il primo ragazzino, anche quel carattere di merda che ti manda all’aria due matrimoni.
Io non ho mai smesso di amarmi.
Mai. Anzi con gli anni l’amore è aumentato, si è raffinato, fino al punto di scherzare con una lametta intorno ai polsi. Di giocherellare con la mia vita come il gatto con il topo…
e io sono il gatto e sono il topo.
Scappo e mi acchiappo, mi nascondo e mi stano. Sì, se voglio mi mangio, se voglio mi ammazzo.
Ma non perché mi odio, perché voglio distruggermi o perché noo, io sto giocando da sola.

Siccome quando sono nata non potevo guardarmi nascere no? Amarmi mentre venivo al mondo, allora volevo guardarmi mentre morivo, ah ma non volevo morire, solo guardarmi mentre me ne andavo perché in quel momento mi sarei amata più che in qualsiasi altro momento, ma se fossi morta davvero il gioco si sarebbe interrotto, per sempre.”


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