Non vi è mai capitato di “ingoiare il rospo”…il “boccone amaro” senza dire nulla?
La mente in tilt dai mille pensieri che sfrecciano come saette: “Ora glielo dico”, “Ora mi sente”, “Vedrai come gli rispondo”.
Ci sentiamo convinti e forti perché stiamo per “dirlo”, stiamo per tradurre tutti quei pensieri in parole concrete, sillabe colme di emozioni. Ma poi succede.
Sì, succede.
Cosa?
Succede.
Succede che socchiudiamo la bocca, alziamo leggermente la lingua, il collo si indurisce, il diaframma si contrae….le parole stanno per uscire, forza ancora un pò di coraggio…un profondo respiro e…
Niente.
Silenzio.

Ma come? Non avevamo deciso di dirlo finalmente??? Che delusione.

La bocca si richiude in una leggera smorfia, tutto rimane contratto. Il corpo sta parlando al nostro posto. Ci piacerebbe che gli altri capissero comunque, ma la verità è che l’essere umano non capisce, (sopratutto quando non vuole capire). Non capisce quando gli fai lo spelling urlandogli in faccia sillaba per sillaba, figuriamoci se possiamo minimamente pretendere che capisca un linguaggio non verbale?

A quanti di voi è capitata una situazione del genere? E quante volte vi capita al giorno, al mese, in un anno, in una vita!!! Ognuno di noi potrebbe stendere un elenco infinito delle “cose non dette”.
Avrò fatto bene? Chissà: dubbi, rimorsi, rimpianti.

Come mai alcune persone arrivano ad un certo punto della loro vita con un bagaglio di tonnellate di cose non dette?

Che poi non pensiamo che sia figurativo perché le spalle si piegano in avanti davvero, mica per finta. S’incurvano prima leggermente, poi sempre di più fino ad assumere una posizione di chiusura e di autodifesa.

Analizziamo ora cosa succede nella nostra mente in quella frazione di secondo in cui la nostra bocca si socchiude per “dire”; immaginiamo un discorso fra i nostri neuroni….

FRANCO: Ma che stai facendo? Hai già aperto la bocca? Sei sicuro di quello che stai per dire?
Hai formulato esattamente la tua frase di senso compiuto analizzando i pro e i contro, le possibili conseguenze e…
GINO: Taci che mi metti in confusione, ma è possibile che ogni volta che entro in azione mi devi fare il solito sermone da analista disadattato?
FRANCO: L’essere chiusi dentro una scatola cranica non ti dà il diritto di offendermi, primo. Secondo lo sai che sei troppo impulsivo, ti ricordi quella volta che partisti in quinta come andò a finire?
GINO: Sì, me lo ricordo.
FRANCO: E ti ricordi anche quella volta in cui le tue parole furono mal interpretate e ti si rivoltarono contro causandoti non pochi problemi?
GINO: Sì me lo ricordo, ma ora smettila! Non è che posso preoccuparmi di tutto altrimenti dovrei stare sempre in silenzio. Tanto vale andare a vivere in un convento Buddista sperduto nel nulla…
FRANCO: Esagerato! Nessuno ti sta dicendo che devi andare a vivere un un convento Buddista, però potresti contare fino a cento e riformulare il tuo modo di esprimerti?
GINO: Sì, ma così quello che dirò non sarà né spontaneo né vero, ma una costruzione finta e di circostanza.
FRANCO: E’ vero, ma ridurresti in questo modo le probabilità di dare vita a spiacevoli conseguenze.
GINO: Fanculo, tu e le tue “spiacevoli conseguenze”, ma possibile che non sia libero di dire quel che cazzo mi pare!!! Siamo nel ventesimo secolo.
E se poi si offende, e se poi ci sta male, e se poi fraintende e se poi capisce male e se, e se, e se, e se…
FRANCO: E se magari fosse il caso di non dire nulla?
GINO: riflette
FRANCO: …raccogliere tutte le parole e chiuderle in una boule di vetro con un bel tappo di sughero sopra?
GINO: guarda FRANCO sgranando gli occhi
Franco prende una boule di vetro la riempie a metà di acqua e inizia a buttare dentro a casaccio le parole che Gino stava componendo in una frase di senso compiuto
FRANCO: Guarda l’articolo “IL” come fluttua, sembra un pesciolino rosso.
GINO: Aspetta il “VAFFANCULO” lo voglio mettere io….guarda galleggia!!!
FRANCO: Bravo Gino, e ora mettiamo anche tutte il resto, prima le parole più lunghe…
GINO: e poi le preposizioni
FRANCO: Bravo…ottimo lavoro. Tieni il tappo.
GINO: Gino prende il tappo, lo fa roteare tra le mani, lo osserva pensieroso e lo porge a Franco.
No, non me la sento, chiudi tu.
Franco chiude il barattolo.
FRANCO: Tutto bene?
Gino non risponde, il suo sguardo si è un pò spento.
FRANCO: Vedrai che è stata la soluzione migliore.
GINO: Può darsi, vado a dormire sono molto stanco. Ciao.

Il silenzio stanca. Tutte le energie che non abbiamo liberato pesano sul nostro fisico, a volte sul collo, o sulla pancia, o sulla testa. Le parole non dette non fanno bene alla nostra salute. Prima o poi la boule di vetro scoppierà e quando ciò accadrà sarà molto doloroso.

La vita è una. Diciamocelo sempre. Diciamoci tutto 🙂

 

2 thoughts on “Monologo inedito: “La boule di vetro delle parole non dette””

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