Stasera vi ripropongo un classico: Shakespeare, il monologo teatrale di Viola tratto da “La Dodicesima notte”.

Viola travestita da uomo si rende conto che la ricca contessa Olivia, ignara della sua vera identità si è innamorata di lei.

VIOLA: (sola) Io non le ho lasciato anelli. Che ha voluto intendere questa dama? Dio non voglia che si sia innamorata della mia apparenza. Mi guardava in un certo modo. Sì. Tanto è vero che sembrava seguire con gli occhi una cosa mentre ne diceva un’altra. Parlava a scatti, distratta.

Non c’è dubbio; si è innamorata di me.

E anche quell’invito a casa sua, che mi ha fatto per mezzo di quel tanghero, poco fa, non è che un’astuzia da innamorati. E rifiuta l’anello del mio padrone, che, anelli, non gliene ha mandati mai.

Il suo uomo sono io! E’ così, non può essere altrimenti. O povera signora! avrebbe fatto meglio a innamorarsi di un sogno. O travestimento, lo vedo bene, lo vedo bene, sei un maleficio cui abilmente si giova il demonio. Come è agevole con false apparenze, stamparsi nel cuore di cera delle donne!

Ohimè!Non è colpa nostra, ma della nostra fragilità. Perché noi siamo come ci hanno fatte. E adesso, come si risolve?

Il mio signore è innamorato pazzo di lei; io povero essere informe; sono innamorata pazza di lui; e lei; per questo travestimento, eccola innamorata pazza di me.

Che avverrà? Io finché sarò creduta uomo, non posso sperare nell’amore del mio padrone. E, che donna, quanta pena darò a quella poveretta e quanti inutili sospiri!

O tempo! Devi districare tu questa matassa, non io; è un nodo troppo difficile da districare per me.


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