Non si tratta di un monologo teatrale, né cinematografico, più una riflessione, da leggere e rileggere ogni tanto in alcuni momenti della vita, quando la frenesia quotidiana ti annebbia la vista e non riesci più a individuare chiaramente ciò di cui hai più bisogno, ciò che ti rende felice.


Siamo noi che non vogliamo sentire che c’è altro al di là della materia.

Ma tu guarda, tutto il mondo di oggi si fonda sulla materia. L’acquisizione, l’avere più che l’essere, la concorrenza.

Pensa un ragazzino oggi va a scuola e invece di crescere nella gioia di scoprire le cose del mondo, di scoprire le sue regole, di scoprirne le sue meraviglie; la prima cosa che gli insegnano che gli imponiamo è di essere concorrente del suo vicino, lo deve far fuori per essere il primo della classe, e così è tutto.

E poi tutto il sistema economico è fondato esclusivamente sul profitto.

Il sistema nella quale viviamo è fondato sulla materia e sui criteri con cui viene gestita la materia.
Tu pensa all’economia: oggi si danno i premi Nobel a questi economisti, bravi, eccellenti, che con i loro modelli matematici riescono a prevedere la borsa di Hong Kong fra vent’anni….ma chi se ne frega!
L’economia dovrebbe essere fondata sull’esigenza dell’uomo, l’economia dovrebbe essere fatta non per i criteri economici, ma per l’uomo!

La crescita, ma siamo sicuri che il progresso deve essere solo crescita? O non sarebbe molto meglio arrivare ad una situazione in cui abbiamo poco, ma il giusto e tutti un pò di più, invece che pochi tantissimo e tantissimi poco.

Voglio dire, se ci rimettiamo a pensare ciò di cui veramente abbiamo bisogno, non è quello che l’economia di oggi ci da. Se tu pensi, oggi l’economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare, perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente.

Io trovo che c’è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola FELICE, ed è CONTENTO, ACCONTENTARSI. Uno che si accontenta è un uomo felice.
Perché questo sistema fondato sulla crescita dei desideri, c’è sempre un desiderio che per te è irraggiungibile, rende tutti infelici.

2 thoughts on “Monologo di Tiziano Terzani: “Uno che si accontenta è un uomo felice””

  1. Bellissima questa riflessione di Tiziano Terzani, grazie di averla riportata tra i grandi monologhi! Questo e’ un monologo che dovremmo far tutti, sottovoce, almeno un paio di volte al giorno…

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