Dopo il dialogo tra Eugenia e Fulgenzio pubblicato un pò di tempo fa: oggi vi propongo il monologo di Eugenia. Goldoni è uno dei pochi autori teatrali del ‘700 che ha dato così spazio ai personaggi femminili. Oltre alla Locandiera, sono molti i testi dove possiamo trovare caratteri femminili protagonisti: Eugenia è uno dei quelli.

Scena III

Eugenia sola

Eugenia: Nò, non voglio più fare questa vita. Se tirerò avanti così, diverrò tisica, morirò disperata.Veggo da me medesima che di giorno in giorno mi vo dimagrando: e per chi? Per un’ingrato.
Non serve dire. Fulgenzio è un ingrato. Ha sempre finto di volermi bene, ma non me ne ha mai voluto. Nelle occasioni si conosce chi ama. Se avesse per me quella premura che dovrebbe avere, cosa gl’importerebbe disgustar per me la cognata?
Oh! Gliel’ha raccomandata il fratello. Il fratello è il fratello, e l’amante e l’amante; e se io ho d’amare, voglio essere amata e chi ama ha da scordarsi d’ogni altro affetto.

Ma è impossibile, mi dirà taluno, trovar un uomo come tu vorresti. Bene se non c’è non m’importa. Andrò in un ritiro; andrò lontana dal mondo. Già il signor Fulgenzio è annoiato di me, ed ha ragione di esserlo, perché sono assai delicata.

Si è pacificato più volte; si è umiliato; mi ha domandato perdono, non vorrà più farlo, ed io non voglio essere la prima. E’ meglio così. Ho risolto; voglio andarmi a chiudere in un ritiro. Sarà contento; non mi vedrà più. Avrà finito di essere tormentato.

Servirà la cognata, troverà un’altra amante; si mariterà.

(a poco a poco si dispone a piangere)


TESTO COMPLETO–>innamorati di goldoni

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