Dalla raccolta “Teatro” di Cechov mi è capitato di leggere l’atto unico dal titolo “Il canto del cigno“, della quale fin ora non avevo mai sentito parlare. Potrebbe essere un ottimo monologo maschile sulla quale lavorare.

A voi uno spezzone.

Atto unico

Personaggi:
Svetlovidov: attore comico di 68 anni
Nikita Ivanyc: suggeritore

L’azione si svolge sul palcoscenico di un teatro di provincia, di notte, dopo lo spettacolo.
Il palcoscenico vuoto di un teatro di provincia di second’ordine. A destra una fila di porte non dipinte, rozzamente inchiodate, che portano ai camerini; la parte sinistra e il fondo del palco sono ingombri di ciarpame. In mezzo alla scena uno sgabello rovesciato. E’ notte. Buio

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Svetlovidov: Quando ero un giovane attore, quando cominciavo appena ad entrare nel giro, ricordo che una donna s’innamorò di me per la mia arte….Elegante, snella come un pioppo, giovane, innocente, pura e ardente come un’alba d’estate! Allo sguardo dei suoi occhi azzurri, al suo meraviglioso sorriso non c’era notte che potesse resistere.

Le onde del mare s’infrangono sugli scogli, ma contro le onde dei suoi capelli s’infrangevano le rocce, i ghiacci, i nevai! Ricordo che stavo dinnanzi a lei come adesso con te…Era meravigliosa con uno sguardo tale che non potrò mai dimenticarlo nemmeno nella tomba..Una carezza, un velluto, profondo e scintillante di giovinezza! Appagato e felice cado in ginocchio davanti a lei, le chiedo felicità….E lei…lei dice: lasciate il palcoscenico! La-scia-te il pal-co- sce-ni-co!….Capisci?

Lei poteva amare un attore, ma esserne la moglie, mai!

Ricordo che quel giorno recitavo…La parte era meschina, buffonesca…Io recitavo e sentivo i miei occhi che si aprivano…Capii allora che non esiste alcuna sacralità dell’arte, che è tutto delirio e inganno, che io sono uno schiavo, un giocattolo dell’ozio altrui, un buffone, un pagliaccio! Allora capii il pubblico! Da allora non ho più creduto negli applausi, né alle corone, né agli entusiasmi…Sì Nikituska! Il pubblico mi applaude, spende un rublo per le mie fotografie, ma io gli sono estraneo, per loro sono fango, quasi una cocotte!

Cercano di conoscermi per vanità, ma non si abbassano a tal punto da darmi in moglie le proprie sorelle, le figlie…Non gli credo (si lascia indietro lo sgabello). Non gli credo!

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One thought on “Monologo tratto da: “Il canto del cigno” di Cechov”

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