Mirandolina: protagonista della Locandiera di Goldoni, una commedia brillante, divertente. Un carattere ben costruito, raffinato, intelligente, astuto.

Finalmente un personaggio femminile che vale la pena di analizzare e approfondire: una donna che decide di rinunciare all’amore in cambio della propria libertà. Dopo aver fatto innamorare il misogino Cavaliere, rinunciato alla proposta di matrimonio del “povero” Marchese e sfuggita ai costosi regali del Conte, Mirandolina sceglie di sposare il cameriere Fabrizio, unico uomo che oltre a volerle davvero bene, non ostacolerà mai le sue volontà.

Una scelta coraggiosa ed esplicitamente dichiarata quella di sposarsi non per amore, ma bensì perchè una donna sola, gestrice di una locanda, a quei tempi, necessitava per forza di un uomo che la “proteggesse”. Un puro e semplice calcolo di vita. Un matrimonio di solo interesse sociale per adattarsi alle circostanze, per evitare critiche  e petegolezzi.

Mi piace immaginare un proseguo della Locandiera, una sorta di Locandiera II, dove Mirandolina incontrerà finalmente un viandante della quale si innamorerà perdutamente. Fabrizio, suo marito, soffrirà per questo, ma non potrà farci nulla. Per Mirandolina conoscere l’amore non significherà addomesticarsi alle esigenze di un uomo, ma desiderare ancora più ardentemente la propria indipendenza, fuori dagli schemi sociali, dal vivere comune.

Lascierà anche Fabrizio e continuerà il suo percorso di vita da sola. Nella sua amata Firenze.

E come conclude nel suo monologo più famoso:

A maritarmi non ci penso nemmeno… non ho bisogno di nessuno… vivo onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non mi innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati…, e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.”

 

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