Daria Bignardi al Carignano in occasione di Torino Spiritualità

Daria Bignardi mi è sempre piaciuta.
Di sicuro non avrei mai sospettato che fosse una donna con problemi d’ansia.
La verità messa in scena tocca sempre gli angoli più bui e profondi dell’animo.

Dopo la prima canzone del gruppo di accompagnamento avevo già gli occhi lucidi.
Iniziano a susseguirsi le letture: dalla “Coscienza di Zeno” al “Seminario sulla gioventù” di Busi.

“Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, di essercela tanto presa per così poco, e anch’io ho creduto fatale quando si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato” – Busi

Che resta?
Una nuova canzone, stavolta tiepida scende la prima lacrima.

Uno spettacolo dove si accavallano video, immagini, “presentimenti”.
Tra cultura e realtà. Vita e finzione. Inquietudine e presenze.

Brava lei. Spontanee e vere le sue scelte.
Apparentemente così dura e decisa, mentre il titolo del suo libro è “La Coscienza dell’ansia”.

Sapendo cosa significa forse mi ha toccato maggiormente.
Mi ha fatto riflettere.

Perché l’ansia è la peggior e miglior cosa che si possa avere o ereditare.

Uno strumento, un’arma, una corazza.
Un ago infilzato in aree irraggiungibili.

“Chissà se l’amo? È un dubbio che m’accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l’amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore.” – Italo Svevo

Ipocondria, dubbi, propositi che rimarranno tali.

Incoerenza.
Non è facile stare dietro ad un ansioso, me se te ne innamori è la fine perché capisci cosa c’è dietro: un mondo così complesso e tortuoso che immediatamente ne rimani intrappolato.

Completo nero. Giacca e pantalone. Capelli tirati all’indietro e il suo Daimon che aleggiava prepotente sul palco del Carignano.

“Avevo un contratto a tempo indeterminato, l’ho lasciato per scrivere e prendere la mia strada. Non ho mai più avuto un contratto a tempo indeterminato, ma è andata bene così

Ansia e coraggio vanno a braccetto. Perché per convivere con la propria innata inquietudine serve coraggio. Coraggio e incoscienza.
Basta ascoltare il proprio Daimon e percorrere la strata alla quale siamo destinati.
Ad occhi chiusi, avvolta nel brivido, ascoltavo l’ultima canzone.

BRAVI.
TUTTI.

 

 


CONSIGLIATI:

La coscienza di Zeno

Seminario sulla gioventù

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Xsate82

Un pò troppo sognatrice. Un pò troppo con i piedi per terra.

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