Monologo inedito – “Sono una bambina di quasi 40 anni: non sopporto la gente che frigna”

Sono una bambina di quasi quarant’anni.
Stringo le tue forti mani, mentre sdraiato nel letto d’ospedale con gli occhi bendati, sei perso nel buio.
Stavolta però è un buio di speranza.
Lo so, lo sento, lo sentiamo.
Perché la vita è così, ti coglie alla sprovvista e tu lo sai molto bene, ma ti riserva anche delle sorprese e la sorpresa che ora stai aspettando si chiama luce.
Il buio fa paura.
Fa paura a te, ma anche me, credimi.

I tuoi occhi bendati, il capo fisso, l’attenzione concentrata sull’udito mentre spalanchi le braccia: “Dov’è la mia bambina?”
Non la puoi vedere, ma la tua bambina è qui.
Sarà sempre qui a supportarti e ascoltarti.
La tua bambina è piccola, va all’asilo, approfitta del fatto che non puoi vedere per disegnare orsacchiotti sulle pareti di casa.
Ti assicuro però che la tua bambina ha capito molto bene cos’è successo…cosa sta succedendo.

Di nascosto nella sua cameretta si benda gli occhi e prova a camminare a tentoni perché vuole capire cosa sta provando il suo papà.
Inciampa, sbatte il ginocchio, si fa male, ma persiste. Persiste anche quando l’assale quella sensazione di vuoto e disorientamento.
Da che lato della stanza sono? Dov’è il letto? Allunga un braccio. Trovato.
“Ma come fa? Come fa il mio papà a vivere nel buio”

Di colpo.

Un attimo prima correvi come un matto sulla tua Fiat 500 Abarth rossa.
Un attimo dopo il buio. Avevi solo 29 anni. Avevi solo tutta una vita davanti.

La tua inarrestabile energia e voglia di vivere è stata annientata così, in un improvviso strike. Però tu non l’hai persa questa partita, anzi hai iniziato a giocare, diventando sempre più forte, sempre più eroe.

La tua bambina è qui e ti abbraccia forte e non vuole che tu perda la voglia di vivere.

Siamo in ospedale, sono passati trentatrè anni.
Quasi un centinaio di interventi chirurgici.
Migliaia di pianti, miliardi di speranze.
Nulla è cambiato, non siamo più forti, non siamo più belli, forse solo un pò più vecchi.
Forse sono solo una donna di quasi quarant’anni con la stessa ferita di quella bambina.
Una ferita che non rimarginerà, neanche se ci mettiamo sopra una delle bende che il medico ti ha appena tolto.

“Daniele ci vedi?”
“Si, ci vedo dottore, vedo quel palazzo fuori dalla finestra e forse ci sono degli alberi, un pò sbiaditi…”
“Bene Daniele, molto bene”
Sto tremando.
Tremo sempre quando il medico sbenda il mio papà e gli chiede: “Daniele, ci vedi?”

Sono una bambina di quasi quarant’anni.
Soffro in silenzio perché devo essere forte, perché non posso permettermi di essere debole, non posso e non voglio frignare.
Indosso un grembiule rosa, le suore mi mettono sempre in punizione, ma io odio i bambini che frignano.
Chiudo gli occhi e respirando piano in quel buio che mi fa tanto orrore trovo la calma e la forza di non lasciarmi sopraffare dalla paura.

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