Monologhi inediti

Monologo inedito di un sognatore: “Dimmi la cosa più vera che ti viene in mente”

“Dimmi la cosa più vera che ti viene in mente”
“Ora?”
“Si, e quando se no?”

Aveva appena smesso di suonare il piano, quando si girò di scatto e mi fissò in volto.
“Ti è piaciuto?”
“Si”, mormorai.
I suoi occhi erano di ghiaccio e la mia voce tremolante non poteva reggerli.
Un lungo silenzio riempì l’atmosfera di magia.
Ero in un altro mondo.
Una scossa attraversò il mio corpo dalla testa ai piedi quando ricominciò a suonare.
Dovevi vedere le sue mani…. volavano su quella tastiera, veloci e precise come un colibrì che scende in picchiata vibrante nei suoi colori. Dovevi vedere quelle mani!
Chiusi gli occhi e cominciai a volare anch’io. Persa completamente. Immersa. Sommersa.
Senza neanche accorgermene mi ritrovai accucciata in un angolo della platea, con le gambe rannicchiate tra le braccia, il mento appoggiato tra le ginocchia e i pensieri che aleggiavano lontano da tutti.
Mi sono sentita all’improvviso orfana, senza amici, senza una compagno.
Tutto ciò che possedevo nella vita reale era scomparso. C’era solo la musica, il palco e quegli occhi di ghiaccio che fissavano a tratti la tastiera a tratti il vuoto.
E’ stata la sensazione più bella e più vera che abbia mai provato.
Il teatro, la platea buia; la mia ombra che somigliava più a quella di un pulcino o a un gomitolo, si allungava nel corridoio centrale accentuata da una fievole luce giallastra.

“Non smettere di suonare”, pensavo.
Nuvole bianche di Einaudi.
Ero sulle nuvole.
Ero esattamente sulle nuvole.

Quando smise di suonare i miei occhi si riempirono di lacrime.
Non so dirti perché.
Ero in pace con me stessa, non provavo dolore o sofferenza, non so spiegarti.
Stavo lì rannicchiata col moccolo al naso e il desiderio che quel magico momento non terminasse mai. Era la cosa più vera che avessi mai provato. Da tempo non mi sentivo così.
Chiusi di nuovo gli occhi e mi concentrai solo sulla musica che oramai aveva riempito ogni angolo di quello spazio, ogni piccola fessura, ogni piccola crepa. Non c’era millimetro che quelle note avessero risparmiato. Tutto il mio corpo era in preda a quella melodia.

Ad un tratto, silenzio.
Sentii un sussulto, alzai lo sguardo verso il palco e vidi il piano lì, solo, abbandonato.
Ancora tiepido, ancora esultante.

Silenzio. Un lungo silenzio. Non osavo muovermi, rimasi immobilizzata per un tempo indefinito.

“Dimmi qual’è l’emozione più vera che hai provato”
“L’emozione più vera….”
“Si, l’emozione più vera”

Abbandonata totalmente nella mia malinconia, provavo gioia e dolore, confusione e serenità, pace e ansia, tranquillità e terrore, tremavo in un’esplosione di emozioni che non dimenticherò mai.

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