Finale tratto da “Confessioni” di Tolstoj: Ecco il sogno

Ecco il sogno: io mi vedo sdraiato su un letto. E non stò né bene né male, sono sdraiato sul dorso. Ma comincio a chiedermi se stò comodo, così sdraiato; mi pare che qualcosa mi dia noia ai piedi; sento che qualcosa o è troppo corto, o non è in pari; comunque mi dà noia; muovo un po’ i piedi e nello stesso tempo comincio a considerare in che maniera e su che cosa sto sdraiato, il che finora non mi era venuto in mente. E guardando meglio il mio letto vedo che sto sdraiato su certe cinghie di corda intrecciata, fissate ai lati del letto.

Le piante dei piedi poggiano su una di queste cinghie, le ginocchia su un’altra, le gambe dunque sono a disagio. Io so, non so come, che queste cinghie si possono muovere. E con un movimento delle gambe respingo l’ultima cinghia che sta sotto i miei piedi. Mi pare che così starò più comodo. Ma l’ho spinta troppo lontano, voglio riafferrarla con i piedi, ma con questo movimento anche l’altra cinghia mi sfugge via da sotto le ginocchia e le gambe penzolano.

Faccio un movimento con tutto il corpo per rimettermi in equilibrio, convintissimo di riuscirci; ma con questo movimento anche le altre cinghie si spostano e scivolano sotto di me e vedo che la cosa volge al peggio; tutta la parte inferiore del mio corpo cala giù e rimane penzoloni, i piedi non arrivano a toccare terra. Io mi reggo soltanto con la parte superiore della schiena e tutto diventa per me non solo scomodo, ma addirittura atroce. Allora soltanto mi chiedo quel che prima non mi veniva neppure in testa, io mi chiedo: dove e su che cosa sono sdraiato? Comincio a guardarmi intorno e innanzitutto guardo in basso là dove penzola il mio corpo e dove sento che sto per cadere. Guardo in basso e non credo ai miei occhi. Mi trovo ad un’altezza che non è neppure paragonabile a quella di una torre altissima o di una montagna, mi trovo ad una altezza tale, che mai avrei saputo immaginare.

Non riesco a capire se vedo o no qualcosa là in fondo, in quel precipizio senza fondo sul quale sono sospeso e che mi attrae. Il cuore mi si stringe e sono atterrito. Guardare là è terribile. Sento che se guarderò là, scivolerò dalle ultime cinghie e perirò. Io non guardo, ma non guardare è ancora peggio, perché allora penso a quel che mi accadrà quando sarò scivolato via dall’ultima cinghia. E penso che per il terrore sto perdendo l’ultimo sostegno e lentamente scivolo sul dorso sempre più in basso. Ancora un istante e mi staccherò. E allora mi viene da pensare: non è possibile che questo sia vero.

È un sogno. Svègliati. Tento di svegliarmi, ma non ci riesco. Che fare? Che fare? Mi domando, e guardo verso l’alto. Anche là in alto c’è un altro abisso. Io guardo in quell’abisso del cielo e mi sforzo di dimenticare l’abisso che è in basso ed effettivamente ci riesco. L’infinito in basso mi respinge e mi atterrisce. L’infinito in alto mi attrae e mi dà forza. Io sto sospeso sopra l’abisso, sulle ultime cinghie che non mi sono ancora scivolate via. So di stare sospeso, ma guardo soltanto in alto e il mio terrore sparisce. Come accade in sogno una voce dice: “Stai attento, è questo!” e io guardo sempre più lontano in alto nell’infinito e sento che mi sto calmando, ricordo tutto ciò che è accaduto, e ripenso a come è accaduto: come ho messo i piedi, come sono rimasto penzoloni, come mi sono atterrito e come mi sono salvato dal terrore guardando in alto. E mi vado chiedendo: be’, e ora? non sono forse ugualmente penzoloni?

E io non tanto mi guardo attorno, quanto, con tutto il mio corpo, sento il punto di appoggio sul quale mi reggo e vedo che non penzolo più e che non cado, ma mi reggo saldamente. Mi chiedo come mi reggo, mi palpo, mi guardo intorno e vedo che sotto di me, proprio a metà del mio corpo, c’è una sola cinghia e che quando guardo in alto poggio su di essa nell’equilibrio più stabile e mi accorgo che anche prima essa sola mi reggeva. Ed ecco che, come accade in sogno, questo meccanismo, per mezzo del quale mi reggo, mi appare molto naturale, comprensibile e sicuro, nonostante che in realtà tale meccanismo non abbia nessun senso. In sogno io persino mi meraviglio di non averlo capito prima.

Vien fuori che vicino alla mia testa c’è un palo e la solidità di questo palo non dà adito ad alcun dubbio, nonostante che questo palo sottile non abbia nulla su cui poggiare. E poi dal palo in modo molto ingegnoso e insieme semplice si diparte una corda e se te ne stai su questa corda con il centro del corpo e guardi in alto, non c’è nessun pericolo di cadere. Tutto questo mi era chiaro ed io ero contento e tranquillo. Ed era come se qualcuno mi dicesse: Attento, non dimenticare. E mi svegliai.

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