Franca Valeri – Monologo “Le mutandine”

“Stamattina vado in un grande magazzino, non mi ricordo più quale, per comprare una piccola cosa…delle culottine…di pizzo possibilmente…Vado al ramo biancheria, non nascondo che mi piace anche vedere un po’ le novità, c’è tutto anche lì, per essere sinceri. C’erano due commesse. E delle montagne di culottes.
Credete mi abbiano chiesto cosa volevo…o almeno dato un’occhiata? Potevo essere una ladra…le signorine parlavano di viaggi. Mi son detta “non perdiamo la calma…aspettiamo…chi mi corre dietro” aspetto.

Un minuto, due minuti, due minuti e mezzo, due minuti e tre quarti…al terzo minuto sbotto: ”Signorine, quando saranno tornate dalla Tailandia avrebbero la cortesia-chiedo scusa- se non le disturba, di interessarsi alle clienti che dopotutto contribuiscono parzialmente a rendere accessibili questi loro meravigliosi viaggi”

Hanno alzato al cielo uno sguardo sincrono di stanchezza…sa, lavorano molto loro…e di una insolenza! Comunque una delle due si degna di avvicinarsi.
“Diga (pronuncia super-locale)..dessidera?”
“Soltanto prendere visione di cosa avete in fatto di mutandine”

Alzata si spalle e con un dito mi indica, in fondo a un’unghia nera per varie ragioni, compreso uno smalto, ex di moda, l’angolo mutandine: “Non há che da guardà là…ce ne stanno di tutti i generi”, “Questo l’ho capito” dico sempre controllandomi, “ma vorrei se non le spiace qualche delucidazione in proposito”
“Ah, vedi, in che senso?”
“Vorrei delle mutandine oltre che di una forma carina, magari un po’ nuova e di un colore viola…direi Parma”
“Direbbe come?..”
“Parma, cara” e ho aggiunto “Si figuri cara che è un colore, e anche bello, e anche elegante (a parte i richiami letterari) e anche di moda…che sta fra il…”
“Non ce ne stanno!”
“Senta, se non ce ne stanno non è che me la prenda con lei che ha evidentemente sui colori delle mutandine delle idee piuttosto limitate, ma col senso commerciale dei suoi superiori dei quali vorrei se possibile risalire almeno al caporeparto al quale non sarebbe male dire due paroline “

Non è che pensassi che la cosa la spaventasse molto, ma un minimo di nervoso, toh, almeno all’idea di un provvedimento disciplinare…
“Nicolé…chiama un po’ Carlo…“
“No, signorina, non Carlo… il caporeparto! “
“Allora chiamalo Peppe perché alla signora qua in leopardo nun je va che se chiami Carlo…“

Ho capito subito che avevo fatto male a parlare…come sempre ormai. Infatti quando è arrivato un ceffo, capello lungo, afrocubano, camicia rosa aperta sul petto ancora abbronzato, con catene ho capito subito che mi sono sbagliata a parlare, mi sono ben guardata dal nominare viola Parma, nessuna città mi avrebbe evitato la sfottitura, perché ormai si è capito, la forza delle mezze calze è la sfottitura e io cretina ci casco sempre. Quando questo esimio cafone si è morso il labbrone (per me era anche truccato) e ha detto alle due dementi ha detto: “Ragazze, non fatemi ridere che devo sentire i desiderata della cliente” non ci ho visto più.

Ho infilato la scala mobile discendente urlando come una pazza:

”Mi frega assai del loro spirito raffinato, ho un milione al giorno di rendita e il famigerato leopardo che fa tanto ridere le signorine è la più modesta delle mie pellicce e domani vado a Ginevra, indovinate un po’ per fare cosa?”

…che poi è vero fra l’altro…vado e torno in giornata, due aerei tanto per fare una cosa in banc…quella cosa lì…ma sì, si può anche dire, certo non farei mai un viaggio di piacere in Svizzera, non rientra nelle mie aspirazioni morali, quello che faccio sempre volentieri è un viaggetto in India…c’ero forse stata dieci volte…venti…ma lì sì che si gira e rigira e mi sento bene, mi calma, mi chiarisce…in un’epoca come la nostra dove ci sono cento realtà in una…porca miseria, quello invece è un paese dove, per esempio, almeno la miseria è vera!
La gente ti muore sotto gli occhi, per la strada, ma con un tatto, una dignità, una discrezione, una classe, allora rifletti, e allora sì che rifletti…non come quando ti costringono ad avere ogni sorta di ripensamenti…Però hanno la televisione, però la macchina ce l’hanno..se i figli si drogano i soldi per comprare la dose devo pure averli ecc…Lì almeno quando la sera ti ritrovi in un Hilton qualsiasi ti vergogni di mangiare il caviale..come ai vecchi tempi…”

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