Le mie paure

Le mie paure sono tante quanti i granelli di sabbia delle spiagge del Madagascar.
Le mie paure sono ancore che non mi fanno andare alla deriva.
Le mie paure sono ben radicate come il dente del giudizio.
Le mie paure sono fastidiose punture di zanzara.

La consapevolezza delle mie paure mi dà coraggio.

Le mie paure.

Vivo quotidianamente per combattere contro i fantasmi che mi porto dietro dall’infanzia, la sofferenza, la solitudine, l’ansia. Vorrei isolarmi, scappare da tutto e da tutti.

Ricominciare da capo, rinascere.

Piangere. Come i bambini quando nascono, la vita inizia così, con un bel forte fragoroso pianto. Tutti ti guardano felici, perché se piangi vuol dire che stai bene. Ma tu stai piangendo. Hai appena subito il primo trauma della tua vita: sei nato.

In quel momento cominci a fare esperienza della paura: tutto ciò che ti circonda ti è estraneo, solo l’abbraccio materno può tranquillizzarti.

Ed è così, in posizione fetale respirando piano che annulli le tue paure e ti senti protetto.

Le mie paure sono una tromba d’aria di emozioni che ruotano a mulinello ininterrottamente.
Le mie paure sono spinte quando mi trovo sull’orlo di un precipizio.
Le mie paure sono briciole.

Seguendo le briciole troverò la mia strada.

 

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