La bisbetica domata: monologo finale di Caterina. Un pò di sano maschilismo.

Caterina è un bel personaggio da interpretare. Una figura femminile caratterista, energica e anche divertente. Peccato per il monologo finale….scherzo, però in effetti quando diventa “domata” piace più agli uomini che alle donne.

Mi raccomando questo è un monologo da dimenticare totalmente appena si scende dal palco 🙂 Però Shakespeare è sempre Shakespeare e quindi nonostante sia stata titubante nel riproporvelo alla fine penso che forse letto con un pizzico di ironia non è poi così male. Senza dimenticare l’interpretazione di Elizabeth Taylor nel film diretto da Zeffirelli!


Caterina: “Vergogna a te! Spiana quella tua fronte minacciosa, e non scagliare verso il tuo signore quegli altezzosi tuoi sguardi: a lui che è il tuo re, il tuo governatore. E’ una cosa che macchia la tua bellezza come la gelata rovina i campi, e che ti sciupa la reputazione così come un turbine scuote i boccioli, è mai è cosa buona e cortese. Come una fonte piena di fango, è la donna arrabbiata, brutta a vedersi, torbida, senza leggiadria alcuna: finché così resterà, nessuno per quanta sete abbia, si degnerà di accostarvi le labbra e berne anche solo una goccia.

Tuo marito è il tuo signore, la tua vita, il tuo custode, il tuo capo, il tuo sovrano: è uno che di te si cura, e che per mantenerti sottopone il proprio corpo a dure fatiche, per mare e per terra, affrontando di notte i cieli tempestosi, e le fredde giornate, mentre tu te ne stai calda calda in casa al sicuro. E nulla ti chiede, se non il tributo del tuo amore, del tuo bell’aspetto, della vera tua obbedienza: un prezzo invero scarso per tanto debito.

Quel che un suddito deve al principe, la donna lo deve al marito: e quando essa è capricciosa, acida, arcigna, disubbidiente al giusto suo volere, cosa diventa, se non un’indegna ribelle, una traditrice senza grazia, nei confronti del signore che l’ama?

Ho vergogna di sapere che le donne sono così sciocche da offrire guerra lì ove dovrebbero inginocchiarsi per ottenere pace; di sapere che cercano potere, supremazia e governo quando invece è loro dovere servire, amare e obbedire.

Perché mai i nostri corpi sarebbero morbidi, deboli, lisci, inadatti alla fatica e alle lotte di questo mondo, se non perché la fragile nostra condizione e i nostri cuori debbono essere in accordo con il nostro aspetto esteriore?

Su, su vermi altezzosi e incapaci! Anch’io avevo un orgoglio gonfio come il vostro, un cuore come il vostro insolente, e la mia ragione anche di più, pronta come era sempre a rispondere parola con parola, cipiglio con cipiglio. Ora però mi accorgo che i nostri strali non sono che pagliuzze, che le nostre forze non sono che debolezze, e le nostre debolezze insondabili! In verità, siamo ancor meno di quel che sembriamo essere.

Spegnete dunque quel vostro orgoglio, che non vi serve a niente, e mettete le mani sotto i piedi dei vostri mariti: ciò la mia mano è pronta a fare, se a lui piacerà, in segno di obbedienza.

E possa questo farlo felice”

 


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