Monologhi teatrali femminili

SALOMÉ di Oscar Wilde: “E ti amo ancora, Iokanaan. Non amo che te… Ho sete della tua bellezza”

Non c’è nessun rumore.
Non sento niente.
Perché non grida, quest’uomo?
Ah! Se qualcuno cercasse di uccidermi, io griderei, mi divincolerei, non vorrei soffrire… Colpisci, colpisci, Naaman. Colpisci, ti dico…
No, non sento niente. C’è un silenzio orrendo.
Ah! Qualcosa è caduto per terra. Ho sentito cadere qualcosa.
Era la spada del boia. Ha paura, quello schiavo!
Ha lasciato cadere la sua spada. Non osa ucciderlo. È un vigliacco, quello schiavo! Bisogna mandare i soldati.
(Vede l’ancella di Erodiade e si rivolge a lei) Vieni qui.
Tu eri l’amica di quello che è morto, vero?
Ebbene, non ci sono stati abbastanza morti.
Dì ai soldati che scendano e mi portino ciò che ho chiesto, ciò che il tetrarca mi ha promesso, ciò che mi appartiene.
(L’ancella indietreggia. Lei si rivolge ai soldati)
Venite qui, soldati. Scendete nella cisterna e portatemi la testa di quell’uomo.
(I soldati indietreggiano)
Tetrarca, tetrarca, ordinate ai vostri soldati di portarmi la testa di Iokanaan.
(Un grande braccio nero, il braccio del boia, emerge dalla cisterna portando su uno scudo d’argento la testa di Iokanaan. Salomé la afferra. Erode si nasconde il viso con il mantello. Erodiade sorride e agita il ventaglio. I nazareni s’inginocchiano e incominciano a pregare)

Ah! Tu non hai voluto che io baciassi la tua bocca, Iokanaan.
Guarda, ora la bacerò. La morderò con i miei denti come si morde un frutto maturo. Sì, bacerò la tua bocca, Iokanaan. Te l’avevo detto, vero? Te l’avevo detto. Ecco, ora la bacerò…
(La luna torna rossa)
Ma perché non mi guardi, Iokanaan?
I tuoi occhi che erano così terribili, che erano così gonfi di collera e di disprezzo, sono chiusi ormai.
Perché sono chiusi? Apri gli occhi! Solleva le palpebre, Iokanaan. Perché non mi guardi? Hai dunque paura di me, Iokanaan, che non vuoi guardarmi?
E la tua lingua che come un rosso serpente sputava veleni, non si agita più, non dice più niente ormai, Iokanaan, quella vipera rossa che ha vomitato su di me il suo veleno.
Strano, vero?
Come è mai possibile che quella vipera rossa non si agiti più?
Non mi hai voluta, Iokanaan. Mi hai respinta.
Mi hai detto cose infami.
Mi hai trattata come una cortigiana, come una prostituta, io, Salomé, figlia di Erodiade, principessa di Giudea!
Guarda, Iokanaan, io sono ancora viva, ma tu sei morto e la tua testa è mia. Posso farne quello che voglio.
Posso gettarla ai cani e agli uccelli dell’aria.
Ciò che i cani lasceranno, gli uccelli dell’aria lo mangeranno… Ah, Iokanaan, Iokanaan, sei stato il solo uomo che io abbia mai amato. Tutti gli altri uomini mi fanno ribrezzo.
Ma tu eri bello.
Il tuo corpo era una colonna d’avorio su un piedistallo d’argento.
Era un giardino pieno di colombe e di gigli d’argento.
Era una torre d’argento ornata di scudi d’avorio.
Non c’era nulla al mondo bianco come il tuo corpo.
Non c’era nulla al mondo nero come i tuoi capelli.
Nel mondo intero nulla era rosso come la tua bocca.
La tua voce era un incensiere che spandeva sconosciuti profumi, e quando ti guardavo udivo una musica strana! Ah! Perché non mi hai guardata, Iokanaan?
Tu hai nascosto il volto dietro le tue mani e le tue maledizioni.
Hai messo sugli occhi la benda di colui che vuole veder il suo Dio. Ebbene, tu l’hai visto, il tuo Dio, Iokanaan, ma me… me… non mi hai mai vista. Se mi avessi vista, mi avresti amata.
Io, io ti ho visto, Iokanaan, e ti ho amato.
Oh! Quanto ti ho amato.
E ti amo ancora, Iokanaan. Non amo che te…
Ho sete della tua bellezza.
Ho fame del tuo corpo. E né il vino, né la frutta potranno saziare il mio desiderio. Cosa farò adesso, Iokanaan?
Né i fiumi né gli oceani potranno spegnere la mia passione.
Io ero una principessa e tu mi hai disprezzata. Ero una vergine e tu hai distrutto la mia verginità.
Ero casta e tu hai riempito le mie vene di fuoco…
Ah! Ah! Perché non mi hai guardata, Iokanaan. Se mi avessi guardata mi avresti amata.
So bene che mi avresti amata, e il mistero dell’amore è più grande del mistero

Fonte: PDF Completo


Testo consigliato:   Salome: Dramma in un atto

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