Monologo di Ivanov – Checov

IVANOV: (solo) Sono un uomo cattivo, miserabile e insignificante.
Bisogna anche essere miserabile, frusto e consunto come Pasa per amarmi ancora e stimarmi.
Come mi disprezzo, Dio mio! Come odio la mia voce, i miei passi, le mie mani, questi vestiti, i miei pensieri. Non è una cosa ridicola e offensiva?
Non è ancora passato un anno da quando ero forte e sano, da quando ero ardito, instancabile, pieno di energie, lavoravo con queste stesse mani, parlavo in modo da commuovere fino alle lacrime anche gli ignoranti, sapevo piangere quando vedevo il dolore, mi indignavo quando incontravo il male.
Sapevo che cosa fosse l’ispirazione, conoscevo l’incanto e la poesia delle notti silenziose, quando da un’alba all’altra te ne stai al tavolo da lavoro, oppure rallegri la mia mente con i tuoi sogni.
Avevo fede, guardavo al futuro come negli occhi di mia madre… e adesso, ho, Dio mio!
Sono stano, non credo più, passo giorni e notti nell’ozio. Non mi ubbidiscono né il cervello, né le mani, né le gambe.
La tenuta sta andando in fumo, i boschi fremono sotto la scure.

(Piange)

La mia terra mi guarda come un’orfana. Non aspetto niente, non ho pena per niente, l’anima trema di paura di fronte al domani…e la storia con Sarra?
Ho giurato eterno amore, le ho promesso felicità, ho fatto balenare davanti ai suoi occhi un futuro che lei non aveva mai visto neanche in sogno. E lei ci ha creduto.
E in questi cinque anni ho visto soltanto come ella si spegne sotto il peso dei suoi sacrifici, come si estenua nella lotta con la coscienza, ma, Dio mi è testimone, neppure uno sguardo malevolo verso di me, neppure una parola di rimprovero!
Ebbene? Io ho smesso di amarla…come? Perché?
Non capisco.
Lei soffre, i suoi giorni sono contati e io come l’ultimo dei vigliacchi, fuggo il suo volto pallido, il suo petto incavato, i suoi occhi imploranti…Vergogna, vergogna!

(Pausa)

Sasa, da bambina qual’è, si è lasciata commuovere dalle mie disgrazie. Ha dichiarato il suo amore a me, quasi un vecchio, e io mi inebrio, dimentico tutto quello che c’è al mondo, rapito come da una musica e grido: “Vita nuova! Felicità!”.
E il giorno dopo credo in questa vita e nella felicità tanto poco quanto negli spiriti…
Cosa mi sta succedendo? In quale precipizio sto cadendo? Che cosa mi causa questa debolezza? Che sta succedendo ai miei nervi?
E’ sufficiente che una moglie malata punzecchi il mio amor proprio o che un servo non mi dia soddisfazione o che un fucile faccia cilecca perché io diventi volgare, cattivo e non mi riconosca più…

(Pausa)

Non capisco, non capisco, non capisco!
Sarebbe più semplice un colpo in fronte!….

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SaraT

Da piccola guardavo Star Trek e sognavo di diventare un' astronauta, Baywatch...una bagnina, Candy Candy...un'infermiera. Poi ho capito che imparando a recitare avrei potuto diventare ciò che volevo.

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