Monologo di Sofronia tratto dalla “Clizia” di Macchiavelli

Se nel mondo tornassino i medesimi uomini, come tornano i medesimi casi non passerebbero mai cento anni, che noi non ci trovassimo un’altra volta insieme a fare le medesime cose che ora

Scena quarta

Sofronia sola

Chi conobbe Nicomaco, un anno fa e lo pratica ora, ne debba restare meravigliato, considerando la gran mutazione, che egli ha fatta, perché soleva essere un uomo grave, risoluto, rispettivo.

Dispensava il tempo suo onorevolmente, e si levava la mattina di buon ora, udiva la sua messa, provvedeva al vitto del giorno; di poi se egli aveva faccenda in piazza, in mercato, o a’ magistrati, e’ le faceva; quanto che no, o e’ si riduceva con qualche cittadino tra ragionamenti onorevoli, o e’ si ritirava in casa nello scrittoio, dove ragguagliava sue scritture, riordinava i suoi conti; di poi piacevolmente con la sua brigata desinava; e, desinato, ragionava con il figliuolo, ammonivano, davagli a conoscere gli uomini, e con qualche esempio antico e moderno gl’insegnava a vivere; andava di poi fuori , consumava tutto il giorno o in faccende o in diporti gravi ed onesti; venuta la sera, sempre l’Avemaria lo trovava in casa: stavasi un poco con esso noi al fuoco, se gli era di verno; di poi, se n’entrava nello scrittoio, a rivedere le faccende sue; alle tre ore si cenava allegramente.

Quest’ordine della sua vita era un esempio a tutti gli altri di casa, e ciascuno si vergognava non lo imitare. E così andavano le cose ordinate e liete.

Ma di poi che gli entrò questa fantasia di costei, le faccende sue si stracceranno, e poderi si guastano, e trafichi rovinano; grida sempre, e non sa di che; entra ed esce di casa ogni dì mille volte, senza sapere quello che si vada faccendo; non torna mai ad ora, che si possa cenare o desinare a tempo; se tu gli parli, o e’ non ti risponde, o e’ ti risponde non a proposito.

I servi vedendo questo si fanno beffe di lui, il figliuolo ha posto giù la reverenzia, ognuno fa a suo modo, ed infine niuno dubita di fare quello che vede fare a lui: in modo che io dubito, se Iddio non ci rimedia, che questa povera casa non rovini. Io voglio pure andare alla messa, a raccomandarmi a Dio quanto io posso. – Io veggo Eustacchio e Pirro che si bisticciano: be’ mariti che si apparecchiano a Clizia!

Testo completo–> Clizia

 

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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