Lesson N° 2: Accento – Durata – Intensità e Intonazione – Pausa – Velocità e Ritmo.

L’ACCENTO

L’accento espiratorio.
E’ detto anche intensivo o dinamico; a seconda della sua posizione le parole si distinguono in:

Tronche: quando l’accento cade sull’ultima sillaba (virtù).
Piane: quando cade sulla penultima (amóre).
Sdrucciole:quando cade sulla terzultima (tàvola).
Bisdrucciole: quando cade sulla quartultima (fàbbricalo).

Quando per la esatta dizione di una parola le vocali  e ed o, debbono avere suono chiuso o aperto, questo viene indicato dall’accento acuto ( é ó; es. déllo, vói ) o grave ( è ò; es. lèi, pòrta ).

Nella lingua italiana l’uso grafico dell’accento è facoltativo, tranne che nelle parole tronche, in alcuni monosillabi con dittongo che potrebbero essere scambiati per bisillabi (può, più) e nei casi di omografia, quando ciò serve a distinguere due parole che si differenziano nell’accento fonico sulla stessa vocale (bòtte – percosse; bótte – contenitore) o che si differenziano nell’accento tonico (intùito – sostantivo; intuìto – da intuire).

               2. Altre notizie sull’accento.

L’accento a seconda della sua posizione può essere:
fisso, limitato o libero.

Fisso:  cade sempre in una determinata posizione: per esempio, in francese sull’ultima sillaba, in cèco sulla prima, in polacco sulla penultima.

Limitato: può cadere su determinate sillabe, ad esempio in latino classico sulla penultima o sulla terzultima: l’accento cadeva sulla penultima sillaba se questa era lunga, sulla terzultima se la penultima era breve.

Libero: può cadere su qualsiasi sillaba, come in italiano (bontà, màno, córrere, càpitano, telèfonaglielo).

L’accento intensivo nelle trascrizioni fonetiche si segna con un trattino verticale posto davanti alla sillaba tonica.

Es. lòdo (‘lodo), lodò (lo’do).

      L’accento grafico va segnato sui monosillabi che rischierebbero di confondersi con omografi, come si ricava dal seguente specchietto:

ché perché, raro affinché che tutti gli altri usi.
indicativo di dare da preposizione
è verbo e congiunzione
avverbio la articolo
avverbio li pronome
congiunzione ne pronome
pronome tonico se pronome atono e congiunzione
avverbio si pronome
bevanda te pronome

– DURATA

La durata  è relativa ai singoli segmenti fonologici della catena parlata , ovvero alle vocali, alle consonanti e alle sillabe.

Un aspetto tipicamente legato al parametro della durata è quello relativo alle consonati doppie.

Nel caso infatti di una consonante doppia non abbiamo, secondo molti fonetisti,  una ripetizione di fonema, ma un prolungamento di fonema.

In italiano le consonanti che possono essere raddoppiate sono:

           /p/, /b/, /t/, /d/, /k/, /g/, /f/, /v/, /s/, /c/, /g/, /m/, /n/, /l/, /z/

Nella lingua italiana, comunque, vi è una preponderanza di suoni singoli anziché doppi.

– INTENSITA’ E INTONAZIONE

Intensità e intonazione sono collegate con l’accento che ha la funzione di mettere in rilievo un particolare segmento della catena parlata.

L’intensità è strettamente collegata alle variazioni respiratorie, mentre l’intonazione  è data dalle variazioni dell’altezza sonora o tonalità ed è quindi legata alla frequenza delle vibrazioni delle corde vocali. Le variazioni di altezza nel parlato vengono anche definite melodia o modulazione melodica.

Non tutte le sillabe e non tutte le parole sono pronunciate con uguale forza.

L’intensità sonora di un discorso varia secondo:

  • la sonorità fisica dell’ambiente
  • le emozioni individuali
  • il criterio interpretativo di chi parla
  • la motivazione del discorso e gli interlocutori

L’intensità, correlata all’intonazione e alla durata della frase, può avere una funzione espressiva, per esempio quando mi consente di distinguere tipi di enunciati con significati diversi. E’ questo il caso, della differenza tra:

frasi enunciative o affermative (es. andiamo al cinema.)
frasi interrogative (es. andiamo al cinema?)
frasi esclamative (es. andiamo al cinema!)

L’intonazione, può conferire particolare rilievo agli elementi, alle porzioni di enunciato,  che si vogliono mettere in evidenza.

Ad esempio in:

Marco incontrerà Paolo domani

io posso mettere il cosiddetto accento di frase o su Paolo o su domani, a seconda di ciò che mi interessa sottolineare, ovvero se ciò che è importante è il fatto che Marco incontri Paolo o il fatto che l’incontro avvenga domani.

PAUSA

La pausa è un’interruzione, un intervallo di silenzio,  che separa un segmento da un altro nel continuum fonico.

La durata di questo intervallo può essere variabile.

All’interno del discorso un diverso uso delle pause può contribuire a variare e a differenziare, per esempio,  il significato di una frase.

Nel caso di:

una vecchia porta la sbarra

possiamo avere due diverse pause:

(1) una vecchia     porta la sbarra
(2) una vecchia porta    la sbarra

In questo esempio, inoltre la pausa ha anche la funzione di sottolineare funzioni sintattiche diverse degli elementi costitutivi dell’enunciato; infatti in

(1)

una        è un articolo
vecchia è un sostantivo
porta        è un verbo
la   è un articolo
sbarra è un sostantivo

mentre in

(2)

una        è un articolo
vecchia è un modificatore
porta        è sostantivo
la   è un pronome
sbarra è un verbo

La pausa opera spesso in associazione con l’intonazione.

Facciamo l’esempio di due enunciati :

Come posso fare io da solo?
Come? Posso fare io da solo?

In questo caso i due enunciati sono identici dal punto di vista segmentale, ma si differenziano per l’intonazione e per la presenza nel secondo di una pausa.

– VELOCITA’ E RITMO

La velocità dell’eloquio è strettamente correlata alla durata e può essere influenzata da fattori emotivi e interpretativi e, per ogni lingua, secondo modismi regionali.

Ciononostante vi sono dei limiti fisiologici alle variazioni di durata.

Infatti se il linguaggio è troppo rapido la comprensibilità è compromessa, come compromesse sono una corretta articolazione e l’efficacia comunicativa. Si parlerà in questo caso di tachilalia.

Il caso contrario è quello della bradilalia, in cui il parlare acquista un ritmo lento, innaturale e monotono.

E’ per questi motivi che, nel caso della lettura a voce alta, a seconda dell’ambiente in cui ci si trova si deve regolare il proprio ritmo, rendendolo più o meno veloce.

Per esempio più l’ambiente è grande e più il ritmo della comunicazione deve necessariamente essere lento. Tutto questo per consentire una buona comprensione e una migliore ricezione del messaggio.

N.B. –> Occorre buon senso e cautela nel non allargare o stringere troppo le vocali in modo da evitare di dire “ bane ”  per bène o “ nume ”  per nóme.

Le vocali non accentate hanno suono semiaperto.

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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