Segni particolari? Precàrio.

Precàrio1 agg. e s. m. (f. –a) 1. agg. Incerto, non sicuro; che è soggetto a subire, da un momento all’altro, un cambiamento, un peggioramento.

Una vita di stenti. Lavoretti in nero durante gli studi, in regola, l’apprendistato in un bar, un part- time in un ristorante, poi la laurea in Scienze della Disoccupazione, il tirocinio, qualche voucher come cameriere.

Arriva il primo lavoro, contratto di sei mesi, proroga di altri sei, proroga di un anno; finalmente l’indeterminato!

Poco tempo e la Cooperativa fallisce. Merda.

Corro, sindacato, avvocato, ma che cazzo.
Di nuovo riprendo a studiare; la disoccupazione, un master, (butto via quei pochi soldi rimasti, butto via altro tempo), lo stage. Nella vita bisogna mettersi in gioco. Mai arrendersi. Mai perdere le speranze. Slogan di autoconvincimento, chi ci crede? Mi manderei a fanculo da sola mentre me li ripeto nella mente!

Un nuovo lavoro, contratto part-time, di un anno. Poi il passaggio a tempo pieno, poi il rinnovo a tempo indeterminato. Posso affittare un’appartamento. Finalmente trovo una mansarda in centro a buon prezzo. Chiamo, corro in Agenzia, mi chiedono le referenze: contratto, lettera di rinnovo, ultima busta paga e cud. L’ecografia di un rene no?

Finalmente trasloco. Passano sei mesi, ne passano otto. L’affitto pesa, e gli “enta” son superati da un pò, forse è ora di farsi un mutuo. Di costruire qualcosa, di pensare al futuro. Cerca, guarda, calcola. Un percorso di studi umanistici per ritrovarsi quotidianamente con la calcolatrice sottomano. L’affitto, le bollette, internet, l’abbonamento dei bus, le spese condominiali, l’immondizia, le possibili rate di un mutuo….calcola calcola e sti cazzo di conti non tornano mai. Maiunagioia. Mai.

Tutta la notte a calcolare e poi al lavoro. Riunione sindacale. Le cose vanno male. Forse potrebbero chiudere. Merda. Altro che mutuo. Un colpo di telefono all’avvocato, devo ancora recuperare il TFR del lavoro precedente.

L’ansia cresce, tutte quelle aspettative, quei progetti. Cerco di scrollarmela di dosso, ma lei sta lì, appiccicata col super attak. Gli anni passano e l’ansia cresce. Gli anni passano e la ruota gira. Precario, precario sempre precario. Lo farò scrivere sulla tomba: “Rimase precario fino alla fine”. Più che una fede. In bilico fino alla fine.

Il precariato diventa uno status: celibe o nubile? Precario. Professione? Precario. Altezza? Un metro e un precario. Segni particolari? Precario.

Alla fine ti devi convincere che in realtà è bello così. E’ bello vivere senza avere prospettive, senza sicurezze in questo mondo caotico. Qualcosa succederà, di sicuro, non ci annoiamo. Facciamo esperienze. Avremo qualcosa da raccontare ai figli che forse faremo o alla quale forse rinunceremo.

La vita rimane una.

Una comunque da giocarsi fino alla fine.

 

 

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia, fotografia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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