Echoes: lo spettacolo di Stefano Patti con Marco Quaglia all’Edimburgo Fringe Festival

Siamo appena usciti da Teatro e siamo alla ricerca di un posto dove pranzare (sono le tre del pomeriggio), quando incontriamo un ragazzo con dei volantini che inizia a parlarci del suo spettacolo. Il suo inglese è comprensibile a differenza dello scozzese per cui ogni volta dobbiamo farci ripetere le cose tre volte.
E’ italiano e capisce subito che anche noi lo siamo.

Bene, allora posso raccontarvi la trama in italiano
Mi rilasso. Sembra interessante, ci ha quasi convinto.
Lo spettacolo s’intitola Echoes, lui è Stefano Patti regista e attore. Si tratta di un testo scritto da Lorenzo Liberato e interpretato dal nostro interlocutore e dall’attore Marco Quaglia.

Per noi tutti nomi sconosciuti. La trama però ci incuriosisce.

St tratta di un atto unico di 45 min circa. In seguito alla tragica uccisione di milioni di persone, un giornalista De Bois ( Stefano Patti ), incontra nel suo bunker il colpevole di questa strage: Ecoh (Marco Quaglia).

L’intervista si evolve in argomentazioni sull’Economia, sull’Amore, sulla Vita, proseguendo con risvolti sempre più sorprendenti. Il personaggio di Ecoh mi rende fiera di essere italiana (ogni tanto capita ;-). Un’interpretazione perfetta. Ogni singolo movimento del suo viso, ogni sua pausa, ogni minima variazione della sua voce sono meticolosamente studiati con la precisione di un vero professionista.
Costruzione del personaggio: 10 e lode.
Molto interessante anche il testo, parole che fanno riflettere laddove non ci sono né vincitori né vinti, laddove la ragione è sospesa ad un filo che penzola un pò a destra dal lato del giornalista e un pò a sinistra dal lato del carnefice.
Nonostante i temi trattati non siano proprio leggeri, il testo prevede anche tratti divertenti e ironici, ben interpretati dagli attori, che lo rendono fluido e piacevole da seguire.

Facendo un pò di ricerche sul web prima di assistere allo spettacolo, scopro che in realtà è già stato riproposto in Italia nel 2015. A Roma. Sono un pò di anni che gira, non sono però riuscita a trovare recensioni a riguardo.
Mi sono fidata dell’intuito e decidere che quello tra tutti sarebbe stato il secondo spettacolo da vedere ( me ne ero riproposti dai 3 ai 5 ) , col senno del poi è stata un’ottima scelta.

La regia e la scenografia sono piuttosto semplici e lineari: un tavolo e due sedie. Oggetti di scena: una mela, simbolica e perfetta nel contesto. Ciò che mi ha davvero colpito sono state la forza del testo e la bravura degli attori.
Mi piacerebbe rileggere il copione in italiano, purtroppo il mio inglese pessimo non mi ha permesso di capire ogni singola parola, penso di essermi persa qualche frase. Dovesse capitare l’occasione lo rivedrei molto volentieri in lingua originale

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia, fotografia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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