Mettere i ricordi in uno scatolone: TRASLOCO N° 5

Quando impari a fare un trasloco, impari anche a buttare, a fare spazio, a mettere di lato, a scegliere. Impari a dare valore agli aggetti, a toglierne, a rivalutare. Impari a classificare i ricordi, categorizzarli, ucciderli, a farli piccoli o a farli grandi. Impari che tutto accade con un significato e con un tale finisce, che le persone sono compagni di viaggio, i posti complici d’incontro e le cose le foto delle memorie. Impari che tutto finisce dentro una scatola così come la tua valigia finisce nel vano di un aereo. Impari a pesare quando quanto hai dato, a chi e se è servito. Impari che tutti gli errori erano inevitabili, le soluzioni tardive e che ogni fine ha sempre un unico disegno.

Rosaria Brancato

Riflettevo sul fatto che da quando vivo a Torino questo è “solo” il quinto trasloco.

Bè in 10 anni, una media di uno ogni due anni.
Gli zingari sono meno nomadi di me.
Se quando me ne sono andata di casa all’età di 23 anni mi avessero detto che avrei fatto tutti questi traslochi per spostarmi di pochi chilometri nella stessa città, non ci avrei mai creduto.

L’ultimo è stato a fine luglio dell’anno scorso. Col mio ex compagno. “The house of our life”. Quella con la cameretta in più per intenderci. Tre mesi per trovarla, una ventina di mobilifici esplorati, un caldo pazzesco, gli scatoloni, la stanchezza, la poca convinzione.
“Giuro che non trasloco più” . Le ultime parole famose, quelle che non appena ti escono ti vien da pensare: “Me la sono mandata”.
Otto mesi dopo ci siamo lasciati.
Fra due settimane procedo col quinto trasloco.

Ma partiamo dall’inizio.

CASA N°1

La casa numero 1° trovata in circa 10 giorni, non si poteva proprio definire “casa”. Si trattava di un monolocale o meglio monostanza di 8/9 metri quadrati. Il bagno dei treni è più grande. Un tavolo, un fornello, un divano letto, un armadio a due ante. Mansardato ovviamente. Posizione stupenda, Via Buniva, vicino a Palazzo Nuovo, comodo per fare aperitivo al Margot. Dal lucernaio si poteva vedere la Mole.
Forse per una persona poteva anche andar bene, in realtà in questo misero spazio si è consumato il primo anno di convivenza.
Ricordo sempre la faccia del mio ex compagno quando è arrivato a Torino con la sua valigia, tutto felice.
Questa è la casa che mi dicevi? Ma questa è una stanza!“. Dopo qualche secondo di perplessità ha subito sorriso. La voglia di stare assieme superava ogni metro quadro desiderato in più.
Ci siamo lasciati in 80 metri quadri, non in quegli 8.
Ovviamente da lì bisognava andarsene e così dopo 10 mesi eccoci al secondo trasloco.

CASA N°2

Porta Palazzo, dietro a Piazza Emanuele Filiberto, precisamente via delle Orfane. Monolocale ampio, spazioso, ben suddiviso. Perlinato in legno, balcone spazioso. Unico neo? Le blatte.

Non sapevo neanche cosa fossero prima di trasferirmi lì. Ora so tutto delle blatte, di cosa si nutrono, dove proliferano, ma soprattutto come sterminarle. E’ stata un dura battaglia. Svegliarsi la notte accendere la luce e vederle camminare sul muro. Maledette. Poi la disinfestazione.
Anche il monolocale dopo 3 anni ha iniziato a diventare stretto, e il bisogno di una camera in più è stato il motore che ci ha spinto a cercare un nuovo appartamento.

CASA N°3

Il trasloco più veloce della storia, bensì nel palazzo di fronte. Da via delle Orfane 27 al 34. Bilocale, vuoto. 45 metri quadri. Quasi una casa normale. Soffitti altissimi, ideali per un soppalco. Adoravo quella casa. Adoravo la proprietaria che abitava nel palazzo di fronte e i vicini di casa. Quattro anni. Quella è stata la casa del cambiamento. Delle nuove consapevolezze. Ma non abbastanza per non evitare il quarto e penultimo trasloco. “The house of our life

CASA N°4

L’appartamento serio. Quello nuovo in una palazzina nuova. Quartiere Aurora, sempre vicini a Porta Palazzo, più al Balon direi. Un giorno ero felice, il giorno dopo volevo scappare.
Cucina nuova, camera nuovo, il conto corrente sofferente. Non solo lui. L’unico che pareva gioire era il mio ex. Passano 6 mesi e invio per raccomandata la disdetta.

CASA N°5

Il futuro.

Traslocare non significa solo riempire degli scatoloni, affittare un furgone o contattare una ditta. Traslocare vuol dire ricominciare, vuol dire, mentre raccogli tutte le tue cose, scoprire i vecchi ricordi e decidere se portarteli dietro o buttarli in un sacco nero.
“Cosa faccio? Tengo o butto?”. Butta.
I ricordi non si possono eliminare, neanche volendo, sono quello il bagaglio che ci portiamo dietro ogni giorno. La nostra storia.
Tutto ciò che è materiale via, nel sacco nero.
E’ liberatorio, per ricominciare, per guardare avanti. Liberarsi delle cose vecchie. Sono solo cose.
Il futuro non è fatto di cose, o almeno, il futuro che mi sono immaginata non lo è.

 

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia, fotografia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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