Cent’anni di precariato

[Scritto nel 2007 all’età di 23 anni, post laurea in Scienze della Disoccupazione, con tanti sogni nel cassetto e l’obbiettivo di raggiungere l’indipendenza economica].

Quando vivi da precario hai un’unica certezza: a cent’anni di sicuro non ci arrivi.
Sempre sull’orlo di un precipizio con un piede penzolante nel vuoto.
Canticchi a bassa voce per non pensarci e stimolare quel poco di ottimismo che ti rimane:
“Trallalleru trallallà, prima o poi qualcuno mi assumerà”.

precariato
Cullato da una sensazione di ansia perenne nutrita da contratti a progetto, a tempo determinato, di tre mesi, sei mesi, magari anche un anno.

Il precariato è ingestibile perché s’inserisce in un contesto che non dà la possibilità di viverlo serenamente.

Prendiamo ad esempio un giovane Coccodrillo del Nilo. Nel suo habitat naturale sopravvive in media dai settanta ai cent’anni, se lo trasferissimo dal Nilo al Po’ quanto potrebbe resistere?
Tre giorni? Ripeto: inutile sprecare quel poco di ottimismo che rimane.

Dopo un paio d’ore comincerebbe a nuotare su e giù per il fiume sotto l’effetto della cocaina per andare a collassare in qualche angolo dei Murazzi e prima di tirare l’ultimo sospiro, un ragazzetto ubriaco gli darà l’estrema unzione con la sua urina composta al sessanta per cento di vodka lemon.precariato

Il vero problema del precariato non è la scadenza del contratto, ma le tempistiche per trovare un nuovo lavoro. Senza una piccola botta di…fortuna, la disoccupazione può diventare uno status da inserire nel Documento d’Identità…

Se non hai un contratto fisso non puoi farti un mutuo (né fisso, né variabile), quando il contratto ti scadrà e rimarrai senza lavoro non potrai neanche pagarti l’affitto e sarà in quel momento che balenerà nella tua lucida mente la geniale idea di costruirti una palafitta sul Po’.

Tanto i coccodrilli sai già che non ci sono.

Per quanto riguarda il nutrimento, direi che la pesca non è una buona idea, il fiume è ricco di svariate forme: assorbenti, preservativi, scarpe, mozziconi di sigarette, insomma niente di commestibile. Ho sentito dire che alcuni chioschi abusivi cucinano la carne dei ratti facendola passare per hamburger, di sicuro è solo una leggenda, di sicuro.

Però assieme alla tua accogliente palafitta potresti costruirti anche una simpatica barchetta offrendo così ai turisti, a modico prezzo, il “Tour sul Po’”, il fantastico, meraviglioso viaggio nelle limpide e dolci acque del nostro fiume torinese.

Potresti indossare come divisa lavorativa una tunica bianca con una corda arrotolata in vita: l’effetto traghettatore biblico attirerà anche la curiosità dei residenti: garantito.

Il fiume si presuppone che non dovrebbe prosciugarsi a breve termine e la simpatica barchetta, con costante manutenzione, rimarrebbe sempre come nuova. Nel malcapitato caso in cui dovesse andare a fuoco, magari per il solito mozzicone di sigaretta mal spento, che ti importa?

Chi è Robinson Crusoe nei tuoi confronti?

Senza neanche rendertene conto ora hai un lavoro a tempo più che indeterminato e non hai neanche più bisogno di farti un mutuo.


Quando le speranze sono ormai in valigia assieme al passaporto ecco squillare il cellulare.
Una voce femminile ti perfora il timpano con l’acutezza del suo timbro:
“Buongiorno, parlo col sig. X?”
“Si”
“Abbiamo ricevuto il suo curriculum, se è ancora interessato potrebbe venire a fare un colloquio”.
“Si!”
Il giorno seguente ti svegli arzillo e brillante, pronto per il tuo secondo colloquio! Per telefono dall’emozione ti sei dimenticato di chiedere di che tipo ti lavoro si tratta e considerando che hai spedito curriculum a chiunque, ti assale un brivido quando ti balza in mente Gino, il fioraio, che cerca un’apprendista per il suo negozio.
L’idea d’imparare a far sopravvivere una pianta per più di una settimana, in fondo non ti dispiace.
Finalmente via dei Martiri. La percorri fino a ritrovarti di fronte un’enorme edificio, guardi il citofono e leggi solo nomi di privati, tranne al quarto piano.
Rimani ipnotizzato qualche minuto su quella scritta rossa, poi col ditino premi il tasto “Fastweb”.
Trovi ad accoglierti un uomo basso, grasso sulla cinquantina che ti porta nel suo ufficio dove si cimenta in un sermone di circa venti minuti a proposito di competenze, qualità, capacità di comunicazione: breve introduzione all’attività che dovrai svolgere. Alla fine del colloquio capisci. Bastavano due parole, solo due: call – center.

Guadagno a provvigioni.

Rimpiangi Gino il fioraio.

Il giorno seguente ti presenti puntuale alle nove al lavoro. Ti assegnano la postazione, il computer, le cuffiette e inizi.
Il tuo obbiettivo: stipulare contratti.
Primo giorno, non vendi nulla.
Secondo giorno, non vendi nulla.
Terzo giorno, non vendi nulla e hai un po’ di febbre.
Quarto giorno: sei a casa sdraiato a letto con la febbre a trentanove e un orecchio dolorante.
Diagnosi: otite.
Cura: antibiotici e cortisone per dieci giorni.

precariato

Nuovamente disoccupata…

Rimani disteso sul letto per tre notti e quattro giorni, sdraiato supino, con le gambe leggermente divaricate e le braccia abbandonate lungo la linea del busto. Lo sguardo fisso al soffitto. Eppure lassù non c’è niente, un interminabile distesa di bianco sporco interrotto qua e là da qualche crepa, finemente impreziosito agli angoli da un paio di ragnatele.
Il ragno non c’è mai, chissà dove va a nascondersi.

Chiudi gli occhi ed eccoti di nuovo bambino.

Stai pattinando per il viottolo davanti al giardino della tua casa d’infanzia, su e giù, sempre più veloce. Che sensazione di leggerezza avere delle rotelle sotto i piedi.

Una breve discesa interrompe il tuo percorso, prendi velocità e ti sembra di volare. Al tuo dietro front la discesa è diventata un’impercettibile salita, l’affronti con tutta l’energia che hai in corpo, ma un sassolino ti fa inciampare. Cadi in avanti sbucciandoti entrambe le ginocchia, brucia.

Soffi sopra la ferita.

Non serve a niente.

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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