La maschera quotidiana

Guai a chi non sa portare la sua maschera.
Luigi Pirandello – Enrico IV

Sono le 7.00 del mattino, suona la sveglia. Caffè, brioche e sigaretta. Bagno, vestiti, le chavi. Maledizione dove sono le chiavi. Trovate. Ok c’è tutto. Stai già correndo al lavoro, sei già in ritardo.

Buongiorno a tutti.

Il pc acceso, il telefono che squilla, i colleghi agitati, i clienti nevrotici. Chi non ascolta, chi vuole sempre aver ragione, chi sfoga le proprie frustazioni, chi dà di matto.
E poi ci sei tu, con la tua maschera un pò logora, fermo immobile, ad osservare il trambusto che ti circonda e c’è un solo pensiero che ti continua a roteare nella mente come una mosca chiusa in un barattolo di vetro:
“Cosa ci faccio qui? Che senso ha…ma soprattutto…PERCHE’???”. “Ah sì…l’affitto”. Maledizione.

Inizi a osservare la tua vita dall’esterno come se fosse un film, un sogno ad occhi aperti.

E’ sera e sei sul divano, la maschera  appoggiata vicino a te, ancora un pò più logora. Un attore che ha appena terminato di recitare la sua parte.

Bagno, pigiama, l’ultima sigaretta.
Ti rigiri nel letto. Una volta, due, tre, dieci, venti. Maledizione non riesco ad addormentarmi.
Ed è proprio in quell’istante che arriverà da dentro, prepotente, irrefrenabile, il desiderio di alzarsi, tornare sul divano, prendere quella maschera e farla in mille pezzi.

Mille pezzi di cinica ipocrisia.

 

 

 

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia, fotografia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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