William Shakespeare: teatro e poesia

william-shakespeare-62936_640Il 23 aprile 1564 nasce William Shakespeare, il più famoso drammaturgo di tutti i tempi. Shakespeare non è solo teatro, ma poesia. I suoi versi ti affascinano, ti coinvolgono, ti ipnotizzano. Interpretare un personaggio Shakespeariano è il primo passo che un aspirante attore dovrebbe fare. La precisione del verso, l’intensità delle parole, la caratterizzazione dei personaggi rendono le sue opere dei veri e propri gioielli del teatro.  Per un attore l’esperienza di immedesimazione e interpretazione di personaggi come Amleto, Ofelia, Riccardo III è un emozione unica.

Per questo, oggi in occasione della ricorrenza della sua nascita ho deciso di riportarvi alcuni brevi spezzoni dell’opera shakesperiana, forse meno conosciuti, ma per la quale vale la pena spendere qualche minuto.

Incipit della Dodicesima Notte:

Duca:Se musica è d’amore l’alimento,
Oh, seguitate! E datemene in tale
Misura, che troppo nutrito, il mio
Desiderio se ne infermi e muoia.
Ancora
Questo smorzato, con la sua cadenzawilliam-shakespeare-67765_640Esamine!
Giunge ai miei sensi come un dolce fiato
Che aliando su aiole di violette
Ne colga e rechi la fragranza. Basta,
Non più: non è più dolce
Ora qual’era. O spirito
Dell’amore
Agile e fresco sei; di così vasta
Capacità che il mare stesso accogliere
Potresti, in te; ma, come in mare, nulla
Vi cade, qual ne sia l’altezza e il pregio,
Che non ne resti ravvilito e vinto.
Amore, tutto pieno
Di estrose fantasie
Che fan di te la fantasia suprema.”

Dall’Otello:

Otello: “Fosse piaciuto al cielo di mettermi alla prova e di rovesciarmi sul capo ignudo ogni sorta di mali e di vergogne. Di sprofondarmi fino alle labbra nella miseria. Di imprigionare me e le mie speranze. In un angolo dell’anima sarei sempre riuscito a trovare un filo di rassegnazione. Ma, ahime! Non doveva tramutarmi in un numero, sul quale la lancetta dello scherno punta lenta e inesorabile il dito. Eppure avrei potuto sopportare anche questo.
Sì, bene. Ma essere espulso da dove ho messo tutto il mio cuore, da dove debbo vivere per non perdere la vita, dalla fonte da cui la mia forza deve sgorgare per non disseccarsi!…Essere espropriato, o tenerla soltanto come una cisterna in cui luridi rospi si accoppiano e si riproducono. La rassegnazione cambia qui di colore. Tu cherubino dalle labbra di rose qui assumi una sembianza truce come l’inferno”

da Romeo e Giulietta

Mercuzio: “E’ vero, parlo di sogni che sono figli di un pigro cervello,
non da altro nati che da vana fantasia,
fatta di sostanze sottile come l’aria
e più volubile del vento, che corteggia
il grembo del gelido nord
ma, se si adira, via di là soffia
volgendo il volto al rugiadoso nord”

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Srtrz

Appassionata di teatro, poesia, fotografia e viaggi. La testa fra le nuvole e i piedi....pure.

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